La depressione è uno di quei concetti che hanno sviluppato un successo maggiore fuori dagli ambulatori di psichiatria che dentro: spesso autodiagnosticata a sproposito, assai di frequente tenuta a bada  con “passeggiate che tolgono ogni pensiero” o, peggio, con farmaci prescritti a mio cugino che c’ha gli attacchi di panico, per molti la depressione è una sorta di tristezza di lusso, un magone più nobile ed altezzoso delle scatole girate che di tanto in tanto affliggono ognuno di noi.

Quello che a nessuno piace sapere è che la depressione fa stare davvero male. Il DSM – 5 (il manuale che elenca i criteri diagnostici delle principali patologie psichiatriche con standard internazionali, giunto alla quinta edizione nel 2013) ci autorizza a parlare di depressione soltanto se si presentano, con continuità, almeno cinque di questi sintomi, per un periodo di almeno due settimane:

  1. umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni
  2. marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni (detta anche anedonia)
  3. significativa perdita di peso, non dovuta a dieta, o aumento di peso, oppure diminuzione o aumento dell’appetito quasi tutti i giorni.
  4. insonnia o ipersonnia quasi tutti i giorni
  5. agitazione o rallentamento psicomotori
  6. faticabilità o mancanza di energia
  7. sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessivi o inappropriati (che possono essere deliranti), quasi tutti i giorni
  8. ridotta capacità di pensare o concentrarsi, o indecisione, quasi tutti i giorni
  9. pensieri ricorrenti di morte (non solo paura di morire), ricorrente ideazione suicidaria senza un piano specifico, o un tentativo di suicidio, o un piano specifico per commettere suicidio.

Per approfondimenti, ti invito a leggere qui: come ti invito a non prendere alla leggera la definizione di depressione, intendo fare altrettanto con i criteri diagnostici della stessa.

La depressione non si autodiagnostica, punto.

Se invece, quello che vuoi è capire un po’ meglio cos’è la depressione, magari perché sospetti che la tua tristezza o quella di una persona a te cara possa essere diventata un po’ troppo invasiva, ti suggerisco il divertentissimo “Un’iperbole e mezza: Il mio cane è scemo, il mondo è crudele e io sono sconnessa più che mai”, scritto – ma soprattutto illustrato – da Allie Brosh, edito in Italia da Salani.

Il libro – come ormai avviene sempre più spesso – è una raccolta dei post di maggior successo del blog Hyperbole and a Half, aperto nel 2009 dalla statunitense Allie Brosh: storie di cani, di infanzia e di depressione. In particolare la depressione della giovane Allie, classe 1985, che racconta con grande lucidità e crudele realismo la propria caduta negli abissi, la sofferenza vissuta, e la sua rinascita mai definitiva, ma che le permette di esclamare

“Forse là fuori non tutto è una merda!”.

allie-brosh_91
Io lo dico…si piange. 

Nel libro ci sono momenti molto dolorosi, come il maturarsi nella testa di Allie di ideazioni suicidarie: al dramma di queste righe si contrappongono gli esilaranti tentativi della giovane di lanciare il proprio grido d’allarme, con una serie di elucubrazioni che vengono volta per volta riconosciute come non valide.

Una narrazione che altrimenti avrebbe rischiato di essere monotematica si arricchisce con i divertenti tentativi di Allie e del suo compagno di addestrare i propri cani: un dolce bastardino palesemente ritardato ed un cane sociopatico, con i quali le ambizioni di dog whisperer dei due giovani sembrano naufragare senza speranza. Le pagine dedicate agli animali sono palesemente brillanti, e particolarmente buffe per chi ha già animali.

La tecnica grafica utilizzata che Allie utilizza per rappresentare se stessa ed il mondo che la circonda è il semplice Paint: una raffigurazione efficace, che ha ispirato diversi meme, popolari anche in Italia.

responsibility12alternate
Ora la riconosci, vero? 

Un’Iperbole e mezza è un piccolo gioiello, un libro che fa ridere e piangere di gusto. Per chi sta vivendo quello che ha vissuto la giovane scrittrice significa trovare uno specchio, sentirsi meno sola: per chi ha accanto una persona con depressione aiuta a non sottovalutare certi segnali.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...