Diciamoci la verità: se oggi apprezzi i musei, non è detto che tu lo abbia fatto anche da piccolo.

Ricordo distintamente quando, durante le gite scolastiche, con un pesantissimo zaino sulle spalle e oltre 20 testoline davanti alla mia, fingevo di interessarmi a cose che non capivo (sì, sono una paracula since 1983).

Merito di questo scarso amore per l’arte fu probabilmente l’assenza di strumenti che mi avvicinassero effettivamente ad essa, ad una comprensione di quello che mi si parava davanti: l’età, la curiosità per la storia ed il senso estetico che pervade ogni molecola della mia esistenza hanno permesso il mio riavvicinamento ai musei ben dopo i 20 anni, e certamente non potrei definirmi un’esperta.

Quindi, lodi al Mann (Museo Archeologico Nazionale di Napoli) che ha prodotto un videogioco, destinato a un pubblico di tutte le età.

“Father and Son”, questo il titolo del videogame, rappresenta un’esperienza unica a livello mondiale: mai un museo si era infatti spinto così tanto nella battaglia tra il mondo delle belle arti e quello della tecnologia.

Uno storytellig di classe che viaggia attraverso le epoche
Uno storytellig di classe che viaggia attraverso le epoche

Trait d’union tra due galassie così distanti sarà, come spesso capita, la bellezza; nello specifico, la bellezza di Napoli, con le sue celebri opere e l’architettura dei suoi luoghi: ben tre chilometri di strade napoletane sono state disegnate a mano per la realizzazione del videogioco, con una precisione ed un’attenzione al dettaglio quasi commoventi.

Altrettanto importante sarà la storia dietro alla (bellissima) grafica: come suggerisce lo stesso titolo, Father and Son intende raccontare i rimpianti di un archeologo troppo innamorato del proprio lavoro per accogliere nel suo cuore la propria famiglia, e la recherche du temps perdu, di un figlio che, a partire dagli appunti nascosti al Museo Archeologico di Napoli, partirà per un viaggio attraverso il tempo e le storie di una città antica e moderna, piena di contraddizioni e di incanto.

“Father and Son”, videogioco realizzato in inglese e italiano, sarà rilasciato gratuitamente e senza contenuti pubblicitari a marzo 2017 su Apple Store e Google Play.

Una delle illustrazioni di Napoli realizzate per Father and Son
Una delle illustrazioni di Napoli realizzate per Father and Son

È già on line il sito ufficiale www.fatherandsongame.com,  dove il visitatore potrà visualizzare un’anteprima dei contenuti del videogioco nonché inviare una lettera ad una persona a lui cara. Un’idea di interazione che si ricollega all’incipit ed alla copertina attuale del gioco: la lettera che il padre scrive al figlio, chiedendogli scusa per le sue assenze e invitandolo a ricercare le sue ragioni.

Sono state attivate anche la pagina FB (https://www.facebook.com/fatherandsongame ) ed il profilo Twitter (https://www.twitter.com/FatherandSonVG ) del gioco.

L’ideazione di un videogame che abbia come contenuto il Museo Archeologico Nazionale si deve al Prof. Ludovico Solima – ha spiegato Paolo Giulierini, direttore del MANN –mentre la sua realizzazione a Fabio Viola. Ci permette di raggiungere uno degli obiettivi fondanti del Piano Strategico: la connessione con il pubblico, sia quello che visita il museo sia quello virtuale. In tutto il mondo si potrà interagire con i contenuti storici del nostro Istituto e della città di Napoli attraverso questo peculiare strumento, che ormai va annoverato tra le nuove forme d’arte, non si può che essere soddisfatti della nostra disseminazione culturale”. Ha contribuito ai contenuti del videogioco anche il prof. Ludovico Solima (Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”), che ha inoltre partecipato alla redazione del “Piano Strategico 2016-2019” del Museo: obiettivo per il triennio è quello di arrivare a nuovi pubblici attraverso la tecnologia e la rete, in una prospettiva di audience engagement, cioè di coinvolgimento attivo del visitatore.

Anche il mondo dell’Arte, quindi, sembra pronto ad una nuova sfida: comunicare in modo più moderno, più al passo con i tempi. Una nuova strategia di storytelling che, si spera, riuscirà ad attrarre l’attenzione di giovani e giovanissimi molto più dei rimbrotti dei loro insegnanti.

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