Rieccoci con i consigli su cosa i comunicatori possono leggere durante le vacanze: l’obiettivo è quello di svagarci senza perdere troppo di mira il nostro obiettivo perenne, che è quello di migliorarci giorno dopo giorno.

Come già detto, ho evitato accuratamente la manualistica tradizionale, con un’unica eccezione: questo perché c’è chi può consigliare assai meglio di me testi tecnici. Tuttavia resto dell’opinione che, per scrivere bene, è necessario leggere di tutto: mettere al bando la narrativa, classica abitudine di chi legge tanto per lavoro, è un lusso che proprio noi non possiamo permetterci.

Cosa leggere durante le vacanze? Nei giorni scorsi vi avevo consigliato un grande esempio di storytelling giornalistico, il mai più senza dei prossimi mesi e un bel manuale per aspiranti blogger . 

I prossimi suggerimenti attingeranno da mie recentissime esperienze di lettrice: tendenzialmente sono una curiosa, e amo leggere le opere di autori del mio territorio.

Leggi che ti rileggi, consiglia, che ti consiglia, ecco i miei magnifici tre (potevano essere molti di più, ma 32762672 consigli su cosa leggere durante le vacanze erano troppi anche per i comunicatori).

Per chi non ha paura del caldo

Cosa sarebbe l’estate senza un bel thriller? A mio modesto avviso, un’estate come tutte le altre. Amo davvero poco il genere, non mi ha mai appassionato. Tuttavia sento di poter fare un’eccezione per A Bocca Chiusa (2014) , il romanzo d’esordio del giovane artista bolognese Stefano Bonazzi. Non rileverò molto della pur intrigantissima trama (il rischio spoiler è altissimo), ma è un romanzo ad alta, altissima tensione. è la storia di un’infanzia difficile, di un orco, di una seconda vita spiazzante. E una delle location prescelte vi farà rivalutare i vostri uffici senza aria condizionata.

Perché un comunicatore dovrebbe leggere Bonazzi? Perché Stefano, artista poliedrico, è uno che delle proprie ossessioni è riuscito a fare poesia. Dalle sue parole – ma anche dalle sue composizioni grafiche – emerge tutto l’universo interiore di un uomo che non ha paura di mettere le mani nel torbido. E, in tempi di scrittori timidi e di vite Pinterest, una limpidezza morale come quella di Bonazzi è quasi refrigerante. Quasi, eh.

Per chi ama le atmosfere alla Gomorra

Ma non ne avremo abbastanza di Gomorra?

Assolutamente no: con una quarta stagione in arrivo e il fiorire ininterrotto di produzioni che replicano un modello di fiction finora inesplorato per noi italiani, tutto lascia presupporre che per molto tempo ancora avremo a che fare con un modello di Napoli violenta ma, a modo suo, romantica.

Vincenzo Restivo ne La Santa Piccola ci porta a Forcella, piccolo comune del napoletano dove è la strada a educare, in molti casi, giovani e giovanissimi: alcune famiglie coltivano sogni di borghesia investendo tutto sui propri figli, nel tentativo – spesso assai complesso – di salvarli da una deriva che in certi ambienti appare quasi deterministica. Restivo ci racconta la storia di Mario, Assia e Lino, tre adolescenti cresciuti tra neomelodici e sogni di gloria, dove la gloria è la ricchezza sfacciata dei salotti televisivi e la realtà è fatta di espedienti. Vicini alla Napoli bene, ma lontani anni luce da un sistema che potrebbe salvarli, i tre ragazzi lottano con tutto quello che hanno per trovare una propria dimensione, tra sentimenti sempre troppo forti e le tentazioni del denaro facile. Sullo sfondo c’è lei, La Santa Piccola, una bambina di nove anni venerata in tutto il quartiere per le sue visioni.

Una gioventù straziata, priva di prospettive future, cui non resta neppure la possibilità di sognare il proprio futuro; restano tuttavia nitidi, quasi commuoventi, la bellezza dei loro affetti e la capacità di donarsi l’un l’altro. La Santa Piccola è un testo brevissimo, che si può leggere in un solo pomeriggio: assai più durevole è il senso di dolore fisico e disorientamento che lascia nel lettore. La santa Piccola non è una favola rassicurante, non è un libro che dona il sorriso: rappresenta tuttavia una delle espressioni più crude di una terra spesso aspra. E Vincenzo – peraltro autore assai fecondo, a dispetto della sua giovane età – scrive davvero benissimo, lasciatemelo dire.

Per chi vuole ridere (e non è uscito vivo dagli anni 2000)

Che è anche legittimo, dopo due “consigli per gli acquisti” non esattamente sbarazzini.

Eccoci allora con una proposta spumeggiante (Dio, quanto desideravo usare questa parola!) da portare sotto l’ombrellone: Spalla a Spalla (2018), il romanzo d’esordio di Christian Coduto. Spalla a Spalla è così interessante da leggere per un comunicatore proprio perché a scriverlo è stato un comunicatore. Christian, biologo di professione, è soprattutto un appassionato di cultura: cura rassegne cinematografiche, lavora in radio, scrive per diverse testate giornalistiche. Linguaggi diversi, che confluiscono tutti assieme nel romanzo più caleidoscopico della vostra estate: un’allegra baldoria, un numero considerevole di personaggi (cui però, grazie alla singolare trovata della copertina “illustrata”, diventa assai facile dare un volto) ed una percentuale stratosferica di riferimenti pop che sarebbe stato assai difficile gestire senza avere la giusta dose di “mestiere”. E il mestiere, per fortuna, Christian ce l’ha.

Ad ispirare la storia sono i più classici espedienti della Commedia degli Equivoci: a rendere unico il tutto è l’attenta costruzione di ogni singolo soggetto, anche di quelli meno centrali nell’evoluzione della storia. Un intero universo che ruota attorno a Carlo e Luana, una “strana coppia” di amici (entrambi gay) che condivide casa, delusioni d’amore e una vasta gamma di conoscenze comuni quanto meno “singolari”. La storia, ambientata negli anni ‘2000, ci permette di rivivere molto di quel periodo storico: una scelta interessante dal punto di vista narrativo (“ecco come si flirtava senza whatzapp!”), ma anche un gigantesco promemoria per tutti coloro che fanno comunicazione: “Rievocare i bei tempi andati è sempre una buona idea” (diciamolo, facciamo tutti gli snob ma basta un Gigi D’Agostino in sottofondo e tutti ci esaltiamo…).

Ma…e il settimo suggerimento?

Lo so, lo so, avevo parlato di sette consigli di libri da leggere durante le vacanze.

In realtà l’ultimo punto del mio elenco riguarda più una serie di dritte per riuscire a leggere anche quando non si è in vacanza.  Perché è vero che leggere vuol dire evasione dal quotidiano, ma è anche vero che ridurre il piacere della lettura a solo quindici giorni all’anno è davvero un peccato.

Ecco quindi un piccolo sunto di come sono riuscita a riprendere a leggere con regolarità: torneremo sicuramente sull’argomento, ma ecco qualche suggerimento da usare subito.

  • Portare sempre con sé qualcosa da leggere. Se un libro tradizionale non sempre è facike da scarozzare in giro, passare a Kindle o – per chi ci vede davvero bene – lettori per il cellulare. Ok il fascino della carta, ma anche la praticità è bella.
  • Nei momenti morti della giornata (ne abbiamo tantissimi), leggere. Non toccate il cellulare: i telefonini assorbono una quantità della nostra energia mentale che spesso non immaginiamo neppure.
  • Non aspettare il momento giusto per leggere: le due ore da trascorrere su una poltrona con una tazza di the fumante e un gatto acciambellato sulle nostre ginocchia non arriveranno mai. Dobbiamo essere noi a creare l’occasione giusta, e l’unico modo è cominciare a leggere. Io, per esempio, ho letto tantissimo in fila alla posta.
  • Parlate di libri con i vostri conoscenti. Confrontatevi, fatevi ispirare: la voglia di leggere è contagiosa. Non avete buoni lettori tra le vostre conoscenze? Adesso – e solo adesso – prendete in mano il cellulare e cominciate a spulciare tra i vari gruppi facebook dedicati alla lettura: ce ne sono centinaia! (questo è uno dei miei preferiti).

Beh, dopo tutti questi consigli non mi resta che augurarvi buone vacanze! Voi cosa leggerete?

 

 

 

5 pensieri su “Cosa leggere durante le vacanze? Altri consigli e un bonus per i comunicatori

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